lunedì 3 gennaio 2011

LA NUOVA SARDEGNA - Trasporti e infrastrutture: I sindacati si mobilitano contro i tagli delle linee che isoleranno la Gallura

Posto l'articolo segnalatomi dall'Amico Nicola.
Buon Anno a tutti!
Cgil, Cisl e Uil: «C’è un progetto per creare un tunnel che interri i binari dalla stazione passeggeri fino al porto romano»
OLBIA. La ferrovia deraglia. Il trasporto su rotaia sembra arrivato a un binario morto in Gallura. Il vapore non tira più e Stato e Regione fanno a gara a smontare in gran segreto le traversine. Il futuro della locomotiva sembra sbuffare lontano da questo territorio. Ma i sindacati non ci stanno e sono pronti alla rivolta per riportare sui giusti binari lo sviluppo del territorio. Per Cgil, Cisl e Uil non c’è futuro senza sviluppo del trasporto su rotaia. Ma mentre in tv vanno in onda i mirabolanti spot del Frecciarossa, in Gallura il treno arranca, eclissa, collassa. Il taglio di 600 milioni di euro che doveva rendere efficiente e moderna la Sassari-Olbia-San Gavino smonta gli ultimi bulloni che tenevano insieme il sogno della continuità territoriale su rotaia. Il disimpegno delle ferrovie dal nordest. «C’è un piano preciso che smantella le ferrovie in Gallura - denuncia il segretario provinciale Cgil, Fabio Spano -. Cominciato con la decisione di spostare il traffico merci su rotaia da Golfo Aranci a Porto Torres. In una ipotetica e antieconomica linea con Savona. Le navi dovrebbero fare il periplo della Corsica. Si allungano tempi e costi e nessun privato si prenderà in carico una linea in perdita. La Cgil lotta perché i porti della Gallura non perdano la tratta ferroviaria. Sappiamo che il Comune di Golfo Aranci non vuole più l’attracco per i carri merci. Ma possiamo crearlo a Olbia, a Cocciani, nel porto industriale». Anche Mirko Idili, segretario Cisl, attacca le scelte di Regione e governo. «Cancellano le ferrovie - dice Idili -, la possibilità di rendere competitivo il nostro territorio. I tre sindacati hanno un progetto elaborato insieme. Vogliamo che la ferrovia arrivi a Cocciani. Ma che passi attraverso una nuova circonvallazione lontana dalla città. In questo modo si potrebbe garantire lo sviluppo del porto industriale senza pesare sulla città. Perché abbiamo un’idea di sviluppo che liberi il centro dai passaggi a livello. Per prima cosa è indispensabile agire subito. Dobbiamo avere il via libera per la circonvallazione prima che le aree in cui dovrebbero passare i binari vengano assegnate dal Cipnes. Per questo abbiamo chiesto un incontro al presidente che non ci ha ancora risposto». Ma il sindacato ha una soluzione anche per la città. «È indispensabile cancellare i passaggi a livello dal centro - dice Spano -. Esiste un progetto per creare un tunnel che dal Mercure arriva fino al porto romano e interri le rotaie. Il costo è faraonico e a nostro modo il progetto è impossibile da realizzare. La soluzione è elementare. Creiamo una metropolitana di superficie che consenta di collegare il centro con le periferie. Elimini i passaggi a livello e alimenti il trasporto pubblico. È già realtà in molti comuni, a Sassari e Cagliari. In questo modo si snellirebbe il traffico e si restituirebbe alla città un’area fondamentale». Anche il segretario provinciale Uil, Marco Bardini, lancia l’allarme per la fuga delle ferrovie. «Dobbiamo difendere con forza una delle infrastrutture fondamentali per lo sviluppo del territorio - dice Bardini -. Non possiamo accettare che il traffico merci su rotaia venga spostato a Porto Torres. Va incentivato lo sviluppo del traffico sui binari e non solo per le merci, ma anche per i passeggeri. Si parla tanto di continuità territoriale con la penisola, ma rischiamo di perdere anche quella interna con il resto della Sardegna. In questo modo portiamo avanti un disastro. Tagliare le ferrovie significa tagliare le possibilità di crescita della Gallura». Il progetto per una metropolitana di superficie viene sostenuto da tutti i sindacati. «Pensate - conclude Idili -, le possibilità che potrebbe offrire una metropolitana di superficie per collegare il centro con le nuove zone di espansione come l’ospedale San Raffaele. In questo modo si potrebbe spostare la ferrovia lontano dal centro e si potrebbe creare un centro intermodale a Cocciani. La Gallura manterrebbe una sua centralità nell’isola per il collegamento con la penisola».

venerdì 10 dicembre 2010

da "Il Minuto" Notizie Mediterranee (10/12/2010)

http://www.ilminuto.info/2010/12/trasporti-a-manca-pro-sindipendentzia-litalia-cancella-le-ferrovie-sarde/

Trasporti, a Manca pro s’Indipendentzia: “L’Italia cancella le ferrovie sarde”


(IlMinuto) – Cagliari, 10 dicembre – “Le ferrovie sarde vengono cancellate. L’Italia se ne va”. Così il Direttivo politico nazionale di aMpI commenta la cancellazione della voce “Sardegna” dall’aggiornamento del contratto di servizio Stato- Ferrovie 2009-2011.
“Spariti – spiega l’organizzazione della sinistra indipendentista - i fondi previsti per la velocizzazione del percorso dei treni fra San Gavino, Sassari e Olbia (607 milioni di euro). Scomparsi i circa 23 milioni previsti per il potenziamento della tratta ferroviaria Cagliari-Oristano. Spariti anche i 50 milioni destinati allo sviluppo della flotta navale che avrebbe dovuto combinare il trasporto marittimo e ferroviario”. Secondo il direttivo di a Manca pro s’Indipendentzia il taglio di queste risorse equivale al ritiro dello “stato centrale” dall’Isola.
“L’Italia – scrive aMpI – smantella i pochi servizi erogati e rimane solo sotto forma di presenza coloniale [...]. Noi pensiamo che davanti a questo trattamento il popolo sardo debba fare una scelta netta e inderogabile. O allungare con ancora più insistenza la mano con il piattino dell’elemosina o rendersi conto che è necessario rompere con l’Italia, con l’italianismo e con i partiti italiani e avviare un processo di decolonizzazione centrato su una vera e propria opera di ricostruzione nazionale”.

sabato 4 dicembre 2010

da FACEBOOK (!)


PILI : IL PIANO DELLE FERROVIE E’ INCOSTITUZIONALE
“HANNO CANCELLATO LA SARDEGNA DAL CONTRATTO DI PROGRAMMA”
Da qualche giorno negli atti parlamentari una durissima interrogazione dei deputati sardi del Pdl
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“ Non voto questo piano perché cancella la Sardegna dalla rete ferroviaria italiana, è incostituzionale, grave e lesivo della coesione nazionale”. Lo ha dichiarato il deputato sardo Mauro Pili annunciando in commissione Trasporti la decisione di contrastare in tutti i modi un piano che lede il principio costituzionale della coesione nazionale e del riequilibrio tra regioni”.
“E’ un piano illegittimo per il quale la regione dovrà ricorrere alla Corte Costituzionale perché lede una norma costituzionale ben chiara, le regioni italiane sono 20 e non 19. Non solo hanno cancellato le poche risorse che c’erano, non solo non hanno restituito il maltolto degli anni passati, ma nelle carte presentate in commissione Trasporti – sostiene Pili – hanno persino cancellato la sardegna dalla cartina geografica”.
“Quella della Rete ferroviaria Italiana è una decisione inaccettabile che va contrastata in tutti i modi. Sta passando la tesi che la posizione della regione è ancora quella scellerata e irresponsabile di Soru che aveva pensato di risolvere i problemi con qualche trenino in più. Il problema vero non sono i trenini – dice Pili – ma quello di rifare binari e reti ferroviarie adeguate sia su pendenze che rettifili. Va ripreso l’accordo di programma quadro del 2004 che si era fermato proprio per responsabilità politica di chi aveva bloccato il programma di infrastrutturazione della rete ferroviaria sarda”.
Pili poco prima del voto del piano aveva duramente attaccato in commissione l’amministratore delegato di Rfi Michele Mario Elia per un piano irrazionale, illogico e privo di qualsiasi equilibrio.
“Il piano deve essere immediatamente rimodulato altrimenti, proprio perché siete una società pubblica che opera sotto contratto statale, - ha sostenuto Pili – quel contratto va impugnato davanti alla Corte Costituzionale. Non si tratta di un discrezionale “dare in più o in meno” alla Sardegna, si tratta di darle quello che le spetta. Servono parametri certi, per riequilibrare i divari infrastrutturali e finanziari. Se non ci sarà un riequilibrio chiederò alla regione Sardegna di impugnare quel piano. La determinazione con la quale avete cancellato l’Isola da questo piano è la dimostrazione palese di come non venga garantito da questa società una gestione corretta ed equilibrata del compito affidatole. Con le buone o con le cattive questo piano dovrà essere modificato – ha concluso Pili.
Mauro Pili insieme ai colleghi Settimo Nizzi, Bruno Murgia, Carmelo Porcu e Paolo Vella ha presentato, poi, un’articolata interrogazione già da qualche giorno iscritta agli atti parlamentari.
In sintesi si riportano le questioni poste nell’interrogazione che si allega per ogni utile ulteriore informazione:
il 23 novembre 2010 RFI Rete Ferroviaria Italiana, Gruppo Ferrovie dello Stato, con il suo amministratore delegato intervenendo nella commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha presentato nel corso di un’audizione informale lo schema di aggiornamento del contratto di programma 2007-2011 per la gestione degli investimenti tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Rete Ferroviaria Italiana;
nei testi depositati alla Camera dei Deputati e nell’illustrazione proposta alla Commissione si evince che:
Rete sarda: ulteriore fase di potenziamento Cagliari – Oristano: la riduzione è pari a 23,3 milioni di euro e riguarda risorse di competenza previste in Tabella C, non impegnate con atti negoziali con terzi.
la documentazione prodotta in Commissione Trasporti della Camera da RFI prevede anche una rappresentazione grafica degli interventi futuri 2011-2015;
in tale rappresentazione grafica risulta evidente la cancellazione della Regione Sardegna non solo da gli stanziamenti ma anche dalla cartina geografica dell’Italia, dove sono illustrate tutte le regioni italiane tranne la Sardegna;
l’articolata proposta di definanziamento proposta da Rfi risulta iniqua, discriminante e viola il principio sancito dall’art.22 della legge 42/2009 relativamente alle misurazioni e compensazioni derivanti dal divario insulare;
si tratta di un’articolazione che non tiene in alcun modo conto delle precedenti attribuzioni e, soprattutto, per quanto riguarda lo stanziamento che viene cancellato per la Sardegna, si aggiunge ad una situazione gravissima già denunciata in precedente atto di sindacato ispettivo dal quale si evince che la Sardegna ha subito una sottrazione di 629.876.683 nell’ultimo periodo di programmazione;
il sistema dei trasporti in Sardegna è ancora caratterizzato da condizioni di grave disagio e deficit infrastrutturale, gestionale ed organizzativo che producono non solo una bassa qualità del servizio offerto ma costituiscono un ostacolo al decollo della crescita e dello sviluppo economico;

la necessità di un effettivo ammodernamento del sistema ferroviario della Sardegna , risulta a tutt’oggi non condivisa ed estranea alla pratica operativa, di RFI, TRENITALIA, CARGO, confermandosi una situazione di deficit d’esercizio sintetizzabile a partire dal dato, antistorico, di una velocità media (lungo la rete ferroviaria nazionale) nell’ordine dei 70 km/ora;
la dotazione regionale di infrastrutture ferroviarie, la rete di livello nazionale, gestita da RFI, é costituita da 436 km di linea (2,6% del totale nazionale) a scartamento ordinario, semplice binario e non elettrificata. Solo 16,6 km sono a doppio binario (Cagliari — Decimomannu), cui s’aggiungono circa 8 km nella nuova tratta in galleria a Bonorva.
la densità ferroviaria, indice d’accessibilità del territorio, rapporto tra estesa delle linee e superficie regionale, é di 18 metri/kmq, contro un valore medio nazionale di 55; il grado di diffusione ferroviario della Sardegna è quindi 1/3 di quello nazionale;
appare impegno inderogabile la stima del quantum da assegnarsi alla Regione a valere sul riparto nazionale (e/o sul fondo infrastrutture) delle risorse FAS 2007-2013, risorse statali riparto nazionale, da effettuarsi con la massima celerità, al fine di recuperare i divari registrati e incrementati negli anni, col concorso del Ministero dell’economia e del Ministero delle Infrastrutture, d’intesa con la Regione Autonoma della Sardegna;
I QUESITI DELL’ INTERROGAZIONE
se il governo e i Ministri competenti non ritengano di dover disporre un’immediata rimodulazione dell’aggiornamento del contratto di Programma di Rete Ferroviaria Italiana tesa a restituire alla Regione Sardegna le risorse parametrate spettantigli;
se non ritenga di dover disporre non solo la rassegnazione delle risorse che gli sono state sottratte con la proposta di aggiornamento del Contratto di programma ma a provvedere ad una assegnazione congrua del periodo di programmazione 2011/2015 dove la Sardegna risulta totalmente esclusa;
se non ritenga di dover provvedere alla definizione di parametri certi per l’attribuzione delle risorse dei contratti di programma che risultano totalmente sbilanciati su alcune regioni a scapito di altre, su tutte la regione Sardegna;
se non ritenga di dover inserire la Sardegna nelle regioni dotate di una rete ad Alta velocità capace di riequilibrare la dotazione infrastrutturale che vede sempre maggiore il divario proprio nel settore ferroviario tra l’Italia e la Sardegna;

venerdì 3 dicembre 2010

da "L'Unione Sarda" 03 dicembre 2010

«Crisi, intervenga la Regione»
Provincia e sindacati: a rischio Keller e Fonderia
VILLACIDRO. La ripresa dell'attività negli stabilimenti che garantiscono centinaia di posti di lavoro

Settore industriale sull'orlo del tracollo nel Medio Campidano. La Provincia in prima linea con i sindacati per sollecitare la Giunta Cappellacci ad aprire un tavolo anti crisi che scongiuri il temuto fallimento per la Keller e Fonderia di San Gavino. Un incontro avvenuto mercoledì presso la sede provinciale di Sanluri ha suggellato l'intesa tra le parti sociali e l'assessore provinciale al Lavoro Simona Lobina, coadiuvata dal Presidente Fulvio Tocco.
LA SITUAZIONE «Rimane fortissima - ha detto il presidente Fulvio Tocco durante l'incontro - la preoccupazione circa le reali prospettive di ripresa dell'attività per i 2 stabilimenti e le drammatiche conseguenze economiche e sociali che da una loro eventuale chiusura deriverebbero per il territorio e i lavoratori interessati». Nonostante i buoni auspici, sia nella fabbrica di carrozze ferroviarie villacidrese che nello stabilimento per la lavorazione del piombo, non si riesce a tornare al lavoro. «Per quanto riguarda la vertenza Keller - dice Gigi Marchionni della Fiom - abbiamo la necessità di conoscere le motivazioni che impediscono il rispetto dei tempi di applicazione del nuovo piano industriale. Rimane tuttora irrisolto anche il problema della soppressione del servizio di trasporto merci tramite traghetto, sino alla Penisola, da cui dipende la sussistenza della Keller. All'interno dell'azienda, inoltre, stiamo assistendo alla paradossale situazione che chi è ancora operativo non sta percependo il salario a causa del dissesto finanziario in cui versa l'azienda». Nonostante sia ufficiale lo stanziamento dei fondi del Mise e degli istituti di credito sardi non si capisce quando l'azienda potrà usufruirne.
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Pubblico per dovere d'informazione uno stralcio dell'articolo pubblicato oggi dall'Unione Sarda.
Ogni tanto si dimenticano di filtrare le notizie e dicono come stanno effettivamente le cose.

mercoledì 15 settembre 2010

Ancora sul Porto Canale


L'Unione Sarda - 15 settembre 2010 - " Basta con le liti sul porto: perderemo migliaia di posti di lavoro"
Cronaca di Cagliari - pag. 20
Basta con le liti sul porto: perderemo migliaia di posti di lavoro
La Cisl chiama la classe politica alla mobilitazione
«Se anziché risolvere i problemi del porto ci si perde in polemiche politiche o, peggio, nelle spire di una giustizia dai tempi biblici, verrebbe perduta l'ennesima occasione di creare occupazione e di riscatto delle nostre popolazioni». È uno dei passaggi dell'appello della Cisl alle forze politiche dopo la retromarcia dell'Autorità portuale sulla riduzione delle tasse di ancoraggio nel porto industriale e la polemica sorta sulla definizione della proprietà delle aree circostanti, contese tra Cacip (e gli enti locali proprietari) e il demanio. Problemi che, per la Cisl, «costituiscono due facce di una stessa medaglia».
SVILUPPO Da anni, scrivono Corrado Pani della Fit e Fabrizio Carta della Ust ci si batte «perché il porto industriale si sviluppi attraverso l'incremento dei traffici e con l'utilizzo delle aree attorno ad essa, rendendo possibili investimenti produttivi, anche attraverso la zona franca».
CONCORRENZA Secondo i due sindacalisti, il porto industriale sarebbe «stritolato da concorrenti spietati, come Malta, non soggetta alle restrizioni dell'Europa per gli aiuti di Stato, o alcuni porti africani che offrono minori costi, come Tangeri e Porto Said». Anche il porto storico langue, soffocato dalla concorrenza degli altri porti sardi e dall'assenza dell'autostrada del mare (e relative detassazioni)».
«SERVE UNA MOBILITAZIONE». Per queste ragioni la Cisl chiede «un'azione fortissima», a tutti i livelli: locale, regionale e nazionale. Per questo il sindacato chiama i sardi alla mobilitazione popolare, «perché il rischio è creare disoccupazione a partire dai 1000 lavoratori attuali».

venerdì 10 settembre 2010

Dejà Vù


Salve a Tutti!!! chiedo scusa per il lungo silenzio giustificabile solo per la mancanza di notizie concrete (le utopie le conoscete già, Savona, P.Torres ecc.) .
Mi permetto di aprire una finestra all'interno di questo blog per parlare di un altro argomento che mi sta particolarmente a cuore. Il tema di fondo è sempre inerente al titolo del blog "merci in Sardegna" ma stavolta non si tratta di ferrovie.
In passato ho gia scritto qualcosa sul porto Canale di Cagliari dopo che qualcuno aveva evidenziato la mancanza di un raccordo ferroviario tra lo scalo merci e lo stesso porto (distante in linea d'aria meno di un chilometro) ma è un altro argomento.
Oggi vorrei riportare la vostra attenzione su quanto sta accadendo al terminal container di Cagliari (il così detto Porto Canale) dopo che negli ultimi due anni sembrava, più o meno, finalmente decollato e in grado di riportare in attivo almeno quella parte di economia che fino al 2008 aveva arrancato tra casse integrazioni e miserie varie. Si tratta di 500 lavoratori tra interni ed esterni che col porto a regime riescono a portare a casa uno stipendio decente a fine mese ma che dopo gli ultimi avvenimenti vedono lo spettro della crisi presentarsi nuovamente all'ingresso del terminal.
Riassumo brevemente: ad aprile di quest'anno è stato applicato il decreto legge 194 del 2009 (convertito con la legge 25/2010) che ha previsto di ridurre le tasse di ancoraggio che le navi devono sostenere per sostare nei porti, del 90% rispetto alle tariffe applicate fino al giorno prima, rendendo così il porto di Cagliari competitivo al pari degli altri porti che si affacciano nel Mediterraneo.
Il primo settembre un articolo dell'Unione Sarda riportava la notizia secondo cui la Tesoreria dello Stato riteneva inapplicabile tale decreto ed ordinava all'Autorità Portuale il ripristino delle tasse di ancoraggio al 100% . Da qui la minaccia delle grandi compagnie di lasciare il porto di Cagliari, la immediata diminuzione degli accosti e delle movimentazioni e il rischio per centinaia di lavoratori di ripiombare nell'incubo nella crisi.
Il mio interesse per questa faccenda ha ragione di esistere non solo perchè io sono uno di quei 500 lavoratori coinvolti, ma anche perché nei primi sentori di quanto è successo, ho rivissuto le stesse impressioni di quel gennaio 2008 quando, dopo l'uscita di un articolo sull'Unione in cui Trenitalia annunciava la volontà di dismettere il traffico merci, si mise in moto quella girandola di interrogazioni, articoli, denunce e appelli vari che ci condusse al fatidico 24 luglio 2008, giorno in cui terminò il traffico ferroviario in Sardegna.
Di seguito riporto l'articolo uscito oggi su L'Unione Sarda in cui si dice che la Presidente del Consiglio Regionale ha inviato una lettera al Ministro affinché vengano riconsiderate le insostenibili tariffe per gli ancoraggi.

" TASSE PORTUALI, INTERVENGA MATTEOLI"
Cagliari. Il presidente del Consiglio regionale ha inviato una lettera al Governo
Claudia Lombardo: i costi per l'ancoraggio sono insostenibili
Per compensare la riduzione delle tariffe l'Autorità portuale aveva usato l'avanzo di bilancio. La norma era stata contestata dalla Ragioneria dello Stato, e la Regione ora chiede una modifica normativa.
La Regione Sardegna si appella al Governo per la riduzione delle tasse di ancoraggio nel porto canale di Cagliari. Il presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, ha infatti inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli e al sottosegretario Gianni Letta, per un intervento che consenta all'autorità Portuale del capoluogo sardo di ridurre gli oneri e non esclude una modifica della normativa nazionale.
IL PROBLEMA «L'intervento è necessario per salvaguardare il lavoro delle oltre 500 persone direttamente impegnate nell'attività portuale e nell'indotto», si legge nella nota. «La perdita dei posti di lavoro andrebbe ad aggravare la difficile situazione socioeconomica che la Sardegna sta vivendo». La Lombardo spiega che il decreto legge 194 del 2009 (convertito con la legge 25/2010) ha previsto di ridurre le tasse di ancoraggio con particolare riferimento all'attività di transhipment, «in un momento di grande difficoltà per i porti italiani, posti di fronte alla concorrenza dei porti degli altri Paesi, non facenti parte dell'Ue, che si affacciano sul Mediterraneo e che non prevedono analoghe imposizioni». Per far fronte a questa situazione l'Autorità portuale di Cagliari ha adottato un decreto che dà attuazione alla norma e riduce del 90%, per il 2010, le tasse di ancoraggio per le attività di transhipment. Per compensare le minori entrate l'Autorità portuale ha quindi previsto l'utilizzo del cospicuo avanzo di amministrazione consolidato al 31 dicembre 2009. «La scelta non è stata però condivisa dalla Ragioneria generale dello Stato la quale ritiene che l'interpretazione letterale della norma preveda che le minori entrate possano essere coperte solo da una diminuzione delle spese correnti o da maggiori entrate», aggiunge ancora Claudia Lombardo. «Questa interpretazione ha costretto l'Autorità a sospendere il decreto con la conseguente reintroduzione delle tasse di ancoraggio».
IL RISCHIO Tale fatto per il presidente del Consiglio regionale potrebbe comportare il preannunciato abbandono del Porto da parte dell'attuale operatore di transhipment «con una gravissima perdita in termini occupazionali». Per questo la Lombardo invita ad adottare, «tenuto conto dell'urgenza della risoluzione del problema, tutti i provvedimenti utili, non esclusa una iniziativa di modifica della normativa, per permettere all'Autorità portuale di ridurre le tasse di ancoraggio».

sabato 3 luglio 2010

da "L'Unione Sarda" 03 luglio 2010

UDIENZA DAL GUP
ACCUSE A TRENITALIA "NO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE"

L'ex Consigliere regionale Maria Grazia Caligaris si è opposta alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Cagliari della sua denuncia per interruzione di pubblico servizio contro Trenitalia.
"Nessuno degli impegni assunti con la Regione Sardegna è stato rispettato da Trenitalia - spiega la Caligaris-, società del gruppo Ferrovie dello Stato, per garantire il traffico merci tra la Sardegna e la Penisola. I Sardi, unici in Italia, sono privi di un servizio pubblico indispensabile per un'Isola tagliata fuori dai collegamenti della rete Europea. La giunta regionale ha ora stanziato tre milioni di euro per la progettazione e realizzazione di una soluzione alternativa Portotorres-Savona che per essere operativa richiederà almeno cinque anni. Le responsabilità delle Ferrovie dello Stato sono evidenti così come i danni per l'economia dell'Isola senza trascurare l'ingente spreco di denaro pubblico".
Il Gip Roberto Cau ha fissato per il 13 luglio l'udienza per la decisione. "Non si può accettare di aggiungere al danno - conclude la Caligaris- anche la beffa. Trenitalia ha ottenuto ingenti fondi dallo Stato e dalla Regione e dopo aver venduto, lucrando, gli edifici realizzati, ha abbandonato il traffico merci isolando ancor più la Sardegna".