mercoledì 7 settembre 2011

Keller, storie di rabbia e ordinaria dignità Trentacinque operai al lavoro senza paga

da "L'Unione Sarda" del 07/09/2011

Una mattinata davanti ai cancelli tra gli operai in cassa integrazione e quelli al lavoro senza stipendio, tutti in attesa di notizie sul futuro.

Da dieci mesi si presentano puntuali al suono della sirena ai cancelli della fabbrica di carrozze di Villacidro. Ci sono da preparare i carrelli per i treni della Breda di Milano e 35 operai ogni mattina varcano l'ingresso dello stabilimento della Keller, indossano la tuta e salutano i loro colleghi in cassa integrazione a 700 euro al mese, in questi giorni in assemblea permanente. Vanno al lavoro sapendo che è quasi volontariato puro: l'azienda è in crisi di liquidità, non ha i soldi né per acquistare i materiali e mandare avanti gli altri lavori commissionati da Trenitalia e Ferrovie della Sardegna, né per pagare gli stipendi.

LA STORIA «Lo fanno per orgoglio, attaccamento alla fabbrica», si commuove Gian Lorenzo Pinna, direttore dello stabilimento di Villacidro, anche lui puntualmente al lavoro ogni mattina in un clima di alta tensione, perennemente in attesa di notizie sul futuro della società, in bilico tra trattative con il Governo e Trenitalia e le riunioni tra i soci, Sfirs compresa, alla ricerca di soluzioni in grado di far ripartire lo stabilimento.

sabato 3 settembre 2011

VILLACIDRO. La fabbrica sta per morire, dagli operai un disperato appello In 400 rischiano il lavoro Keller: Trenitalia ci ha tradito ma noi non molle

da "L'Unione Sarda" 02/09/2011
«Continuiamo a lottare, ma con noi devono farlo anche i politici sardi: la Keller non può chiudere». Non hanno alcuna intenzione di mollare, i 320 operai della fabbrica di carrozze ferroviarie, messa in ginocchio da Trenitalia: nei giorni scorsi ha revocato una commessa da sedici milioni di euro e ne ha chiesti altri dieci come penale all'azienda di Villacidro. I lavoratori (con l'appoggio dei cento dell'indotto) sono in assemblea permanente e decisi a lottare fino in fondo per salvare i propri posti di lavoro: «Anche la Regione deve fare la sua parte».
Keller: «Non molleremo»
La lotta delle tute blu per salvare la fabbrica di vagoni ferroviari
A rischio 300 posti e altri cento dell'indotto. L'appello ai politici
Assemblea permanente, appelli e lotta senza quartiere. Non si arrendono, i lavoratori della Keller, che vogliono salvare l'azienda dal fallimento.
VILLACIDRO Non arrendersi. I dipendenti della Keller hanno deciso di non allentare la lotta e sono in assemblea permanente nello stabilimento. L'hanno deciso ieri mattina durante la riunione, indetta dalle organizzazioni sindacali di categoria e confederali, per fare il punto sulla situazione gravissima creata nell'azienda che produce carrozze ferroviarie dalla revoca delle commesse - per un totale di 16 milioni di euro - da parte di Trenitalia, che oltretutto chiede all'azienda il pagamento di una penale di dieci milioni. Una decisione che ha provocato l'inevitabile crisi della Keller, che dà lavoro a 320 operai (più i cento dell'indotto e altrettanti che sarebbero dovuti essere assunti con il rilancio della fabbrica).
«RESISTERE» «Abbiamo deciso di non arrenderci a questa situazione, che potrebbe portare alla chiusura della fabbrica: continueremo a lottare per la sopravvivenza della Keller e dei posti di lavoro», ha affermato Mauro Nonnis della Rsu. Sarà una battaglia dura, ma i lavoratori e il sindacato sono pronti a combatterla su tutti i fronti. Il primo atto è stato inviare ieri pomeriggio a Cagliari una delegazione sindacale nell'ufficio dell'assessore regionale dell'Industria Alessandra Zedda.
LA REGIONE Durante l'incontro, iniziato alle 15, le hanno chiesto di poter incontrare il presidente Ugo Cappellacci. L'assessore ha ribadito che, per la prossima settimana a Roma, è stato confermato l'incontro con i ministeri dello Sviluppo economico e dei Trasporti, Trenitalia e Keller. Il giorno prima dell'incontro (non ancora fissato), Cappellacci convocherà i sindacati e la Rsu per discutere che cosa fare per salvare la Keller. «Chiediamo alla Regione e a tutti i politici isolani di farsi carico di una vertenza che deve diventare di tutta la Sardegna», ha sottolineato Edoardo Bizzarro, segretario provinciale della Cisl. «La nostra battaglia per la sopravvivenza dello stabilimento di Villacidro non avrà soste», ha aggiunto Efisio Lasio, segretario generale della Cgil.
IL PASSATO La Keller ha già attraversato un'altra drammatica crisi. Nel 1996 l'imprenditore siciliano Maurizio Salatiello portò al fallimento l'azienda: fu salvata dal commissario Maria Martellini, che gestì lo stabilimento fino al 2000, quando cedette la fabbrica di Villacidro e lo stabilimento di Palermo alla Busi di Bologna e alla Cier di Arezzo.
L'APPELLO «Se c'è coesione tra maestranze, sindacati e politici regionali e nazionali, la Keller può essere salvata di nuovo. Tutto il territorio si deve mobilitare: non bisogna più attendere, è ora di agire», ha evidenziato Simona Lobina, assessore provinciale al Lavoro. Anche dopo le rassicurazioni dell'assessore Zedda, i lavoratori hanno deciso di proseguire l'occupazione della fabbrica. Non abbasseranno la guardia. Dopo l'incontro con l'assessore e il rientro in stabilimento, sono stati organizzati i turni per presidiarlo. «Ci saremmo dovuti muovere già diversi mesi fa: il sindacato ha sonnecchiato nell'ultimo periodo», è il commento di alcuni operai. «Cercheremo di essere più vigili possibile. Vogliamo risposte immediate», replica Gianluigi Marchionni, della Fiom Cgil: «Se non ci saranno, i lavoratori sono pronti a manifestazioni eclatanti».
Gian Paolo Pusceddu

VILLACIDRO. Dopo che Trenitalia ha chiesto 10 milioni per inadempienze «Keller non può chiudere» Oggi in fabbrica assemblea generale dei lavoratori

da "L'Unione Sarda" 02/09/2011
Politici, sindacati e lavoratori uniti nella battaglia per difendere una delle poche grandi industrie che ancora producono e danno lavoro in Sardegna.
Delusione, amarezza, rabbia. I lavoratori, le amministrazioni comunali, le organizzazioni sindacali e la Provincia del Medio Campidano non si danno per vinti. Sono pronti ad una grande mobilitazione per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Villacidro. Questa mattina sarà compiuto il primo passo. Le segreterie della Fiom Cgil, della Fsm Cisl e della Uilm per le 9 hanno convocato in fabbrica l'assemblea generale dei lavoratori.
L'INCONTRO Una riunione che si preannuncia abbastanza calda. Organizzazioni sindacali e maestranze avevano sperato in una soluzione positiva. I temi discussi lunedì pomeriggio al tavolo del Ministero dei Trasporti mostravano segnali di apertura da parte di Trenitalia. Invece mercoledì mattina è arrivata la mazzata: non solo non restituirà all'azienda di Villacidro la commessa di cinque elettrotreni (importo 16 milioni di euro), cancellata con decisione unilaterale, ma avvierà anche gli atti giudiziari per incassare una penale di 10 milioni di euro che la Keller dovrebbe pagare per presunte inadempienze contrattuali nella consegna dei convogli commissionati. Con questa decisione ci sono tutti i presupposti affinché fallisca una delle poche grandi realtà industriali ancora presenti in Sardegna.
REAZIONI «È inaccettabile che Trenitalia, una società a partecipazione statale, possa assumere un atteggiamento così sfrontato verso istituzioni nazionali e regionali. A rischio ci sono 320 posti di lavoro che salgono ad almeno 500 considerando l'indotto», afferma Teresa Pani, sindaco di Villacidro, presente alla riunione romana di lunedì scorso. Preoccupati anche gli assessori provinciali Gianluigi Piano e Simona Lobina, anche loro presenti lunedì a Roma. «Ci saranno gravissime ricadute sull'occupazione su un territorio già martoriato dalla disoccupazione», sottolinea Gianluigi Piano. La preoccupazione del sindacato è che si ripeta un altro caso Scaini. «Non è tollerabile l'ostracismo di Trenitalia, deve trovare una soluzione. Le ricadute per il territorio sarebbero catastrofiche. È una vergogna», aggiunge Gianluigi Marchionni.
LA REGIONE Si è attivata per ottenere, già dalla prossima settimana, un incontro con il ministero dello Sviluppo economico, dell'Economia e dei Trasporti per tentare di salvare la Keller. L'assessore dell'Industria Alessandra Zedda non nasconde la sua «profonda delusione» per l'esito del vertice di mercoledì tra l'azienda di Villacidro e Trenitalia. «Nella precedente riunione di lunedì, infatti - ricorda l'esponente della Giunta regionale - si erano aperti degli spiragli di trattativa: poi, purtroppo, la situazione è precipitata. Ma non ci diamo per vinti».
Gian Paolo Pusceddu

VILLACIDRO. Scompaiono lavori per 25 milioni, l'azienda dovrà pagarne dieci Keller, mazzata da Roma Trenitalia revoca gli ordinativi e chiede i danni

da "L'Unione Sarda" 01/09/2011
Si era sperato fino all'ultimo, ma ieri a Roma Trenitalia ha affossato forse per sempre l'azienda costruttrice di treni. Disperati i 400 lavoratori Keller e delle ditte d'appalto.
Trenitalia non è tornata sui propri passi: l'amministratore delegato Vincenzo Soprano ha confermato ieri mattina a Roma, ai vertici della Keller, la revoca di commesse per 25 milioni di euro. Il peggio non è finito qui: la decisione, motivata con l'inadempienza dell'azienda di Villacidro, farà scattare penali e richieste di danni per quasi 10 milioni di euro che la società di Villacidro dovrà versare a Trenitalia. Affossato prima di vedere la luce il nuovo piano industriale, il nuovo scenario fa piombare nell'incubo i 312 dipendenti e i cento delle ditte esterne.
NESSUNA INTESA Fumata nerissima, dopo il vertice romano nella sede delle Ferrovie dello Stato. Da una parte lo staff di Trenitalia guidato dall'Ad Soprano, dall'altra il direttore generale della Keller Elettromeccanica, Marco Serpi, volato a Roma con il delegato della Sfirs, Massimo Concas. «Ci è stata comunicata», ha detto Soprano ai sindacati nella sede di Confindustria a Cagliari, «l'impossibilità sostanziale di Trenitalia a tornare sui propri passi. Hanno detto di aver fatto approfondimenti e verifiche, ma che non possono rivedere la decisione di risolvere i quattro contratti».
LA MAZZATA È una beffa per società e lavoratori, dopo l'ok della Commissione europea al piano di ristrutturazione della Keller, che era pronta a ripartire con un portafoglio di lavori da 85 milioni di euro, ma con un costante problema di liquidità. Ora, senza i 25 milioni di Trenitalia (16 dei quali per la costruzione di cinque elettrotreni), l'azienda vede avvicinarsi lo spettro del fallimento, visto anche l'acuirsi della posizione debitoria.
LA KELLER «Se Trenitalia ci avesse convocato a novembre», accusa Serpi, «consentendoci di presentare il piano di ristrutturazione industriale, non saremmo arrivati al punto di non ritorno». Il direttore generale era scuro in volto, dopo aver informato gli assessore regionali all'Industria e ai Trasporti e, a ruota, i sindacati. «È un paradosso», ha concluso Serpi, «che Trenitalia, pur avendo ricevuto il 28 giugno conferma da Palazzo Chigi del via libera comunitario, a breve distanza abbia risolto uno dei più importanti contratti in portafoglio della società».
I SINDACATI Disappunto per una decisione «inaccettabile» è stata espressa dai sindacalisti Gianluigi Marchionni (segretario provinciale Fiom Cgil), Marco Angioni (Fsm Cisl) e Andrea Farris (Uilm), accompagnati dagli Rsu Dario Cherchi, Mauro Branca, Mauro Nonnis e Antonello Leo. «La vicenda ricorda quella della Scaini con l'Eni», sostengono, «Trenitalia è partecipata dallo Stato e sta affossando un'importante azienda sarda. La Regione è stata troppo ottimista: ora centinaia di lavoratori sono a rischio».
Francesco Pinna

giovedì 9 giugno 2011

NON C'ERANO DUBBI! - da "l'Unione Sarda" del 9 giugno 2011

Keller un'altra volta in panne. Nuovo dietrofront da parte di Ferrovie dello Stato che avrebbe inspiegabilmente annullato alcune commesse destinate alla fabbrica di rotabili del Medio Campidano. Aspre le critiche per “l'ennesimo voltafaccia” dell'azienda statale da parte di sindacati e rappresentanti politici che si appellano alla giunta Cappellacci perché si faccia carico di portare sui giusti binari la compagine FS. Pochi giorni fa fu lo stesso direttore generale della Keller, Marco Serpi, a lamentare una mancata concertazione con le FS per la risoluzione del problema della sospensione del collegamento marittimo tra Golfo Aranci e Civitavecchia. Ora le Ferrovie colpiscono al cuore la produttività di Keller, annullando contratti di manutenzione dei carri e delle carrozze ferroviari strategici per la sua vitalità nel mercato nazionale.
CUCCU «Abbiamo sollecitato da tempo il presidente Cappellacci», dice il consigliere regionale Pd Giuseppe Cuccu, «perché assuma iniziative concrete nei confronti delle Ferrovie dello Stato, che sopprimendo la tratta Golfo Aranci-Civitavecchia priva la Sardegna dell'unico collegamento navale merci su rotaie da e per il continente». La soppressione della tratta marittima, determinerebbe anche l'esclusione della Keller da future commesse con le Ferrovie dello Stato. Critico il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta. «Chiediamo alla politica sarda una corale azione di contrasto nei confronti delle FS, condizionando l'imminente sottoscrizione della convenzione tra Regione e Azienda ferroviaria», dice, «che garantisce a Ferrovie dello Stato un budget sicuro di 27 milioni di euro di soldi dei sardi per un servizio interno di cui tutti conoscono limiti e carenze, al pieno rispetto del diritto alla mobilità delle merci prodotte nell'isola e delle persone». ( i. f. )

sabato 9 aprile 2011

da "L'UNIONE SARDA" 09/04/2011

Interrogazione del deputato Toto sui sussidi dati a Fs. Aziende private sul piede di guerra
Trasporto merci, giallo sui fondi sardi
Nell'Isola il servizio di Trenitalia cargo manca da due anni

ROMA Sussidi pubblici, guai a immaginarli acqua passata. Trenitalia cargo ne riceve ancora pur non effettuando, con le stesse modalità rispetto a qualche anno fa, il servizio per i quali furono stanziati. Il tema è finito anche al centro di tre interrogazioni parlamentari in Commissione Trasporti alla Camera, l'ultima delle quali riguarda anche la Sardegna.
IL SERVIZIO Con il “servizio universale”, Trenitalia doveva servire le aree disagiate. La Sardegna, la Sicilia e tutto il Mezzogiorno. E per l'onere riceveva fior di quattrini. Logica vorrebbe che, finito il servizio, finiscano anche gli aiuti. Invece no. I soldi, secondo indiscrezioni, continuano ad arrivare. In Sardegna il servizio manca da circa due anni fa e proprio una decina di giorni fa, spiega Pierfranco Meloni, segretario generale Uil trasporti Sardegna, è stato firmato tra i sindacati e Cargo l'accordo di cessata attività. In Sicilia arriverebbe a singhiozzo e nel Sud del Paese anche.
L'INTERROGAZIONE Ebbene, il Governo avrebbe stanziato a favore del trasporto merci delle Ferrovie dello Stato 128 milioni di euro (la notizia non è stata smentita). L'interrogazione parlamentare del deputato abruzzese Daniele Toto, membro della Commissione trasporti della Camera, parte proprio da qui. L'obiettivo: sapere quanta quota parte di quei 128 milioni è andata nelle casse di Fs per il servizio in Sardegna e Abruzzo. «Il mercato merci è sceso del 40% in quattro anni. Proprio quando, a causa della congestione del traffico stradale, avrebbe dovuto avere un impulso al contrario, quindi propositivo - spiega Toto - siccome negli ultimi anni sono arrivati competitors privati, bisogna verificare se siano stati messi nelle stesse condizioni rispetto al concorrente pubblico», anche perché, aggiunge ancora Toto, «maggiore è la concorrenza e maggiore è il vantaggio per l'utente».
FERCARGO Le acque in realtà sono agitate da tempo. «Oggi tutti i privati sono disposti a fare quello che fa Fs», dice Giacomo Di Patrizi, presidente di Fercargo, associazione che raggruppa le aziende private concorrenti di Trenitalia cargo. Ma «dal momento che la Sardegna è stata chiusa al servizio, il Sud è stato ridimensionato e il “diffuso” (trasporto a carro singolo) non esiste praticamente più, sarebbe utile capire a cosa si riferiscono questi aiuti». Alle domande inviate per lettera al ministro Matteoli, spiega Di Patrizi, «non è mai arrivata risposta».
PORTO TORRES E sempre il trasporto merci riguarda il progetto per Porto Torres. Si tratta di un nuovo attracco che collegherà l'Isola al continente, dopo che quello su Golfo Aranci è stato cancellato. «Rete Italia e Fs hanno chiuso quella tratta solo perché i conti non erano in ordine e questo è inaccettabile - spiega Giovanni Matta, responsabile attività produttive della Cisl - dopo due anni dalla soppressione di quella nave, su Porto Torres siamo ancora a livello di progetto, nulla di più». Dello stesso tenore le dichiarazioni del segretario regionale della Uil trasporti, Meloni, che parla del piano su Porto Torres come di uno «slogan che finora ha generato solo insoddisfazione».
EMANUELA ZONCU
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Tutti i nodi vengono al pettine prima o poi...

lunedì 3 gennaio 2011

LA NUOVA SARDEGNA - Trasporti e infrastrutture: I sindacati si mobilitano contro i tagli delle linee che isoleranno la Gallura

Posto l'articolo segnalatomi dall'Amico Nicola.
Buon Anno a tutti!
Cgil, Cisl e Uil: «C’è un progetto per creare un tunnel che interri i binari dalla stazione passeggeri fino al porto romano»
OLBIA. La ferrovia deraglia. Il trasporto su rotaia sembra arrivato a un binario morto in Gallura. Il vapore non tira più e Stato e Regione fanno a gara a smontare in gran segreto le traversine. Il futuro della locomotiva sembra sbuffare lontano da questo territorio. Ma i sindacati non ci stanno e sono pronti alla rivolta per riportare sui giusti binari lo sviluppo del territorio. Per Cgil, Cisl e Uil non c’è futuro senza sviluppo del trasporto su rotaia. Ma mentre in tv vanno in onda i mirabolanti spot del Frecciarossa, in Gallura il treno arranca, eclissa, collassa. Il taglio di 600 milioni di euro che doveva rendere efficiente e moderna la Sassari-Olbia-San Gavino smonta gli ultimi bulloni che tenevano insieme il sogno della continuità territoriale su rotaia. Il disimpegno delle ferrovie dal nordest. «C’è un piano preciso che smantella le ferrovie in Gallura - denuncia il segretario provinciale Cgil, Fabio Spano -. Cominciato con la decisione di spostare il traffico merci su rotaia da Golfo Aranci a Porto Torres. In una ipotetica e antieconomica linea con Savona. Le navi dovrebbero fare il periplo della Corsica. Si allungano tempi e costi e nessun privato si prenderà in carico una linea in perdita. La Cgil lotta perché i porti della Gallura non perdano la tratta ferroviaria. Sappiamo che il Comune di Golfo Aranci non vuole più l’attracco per i carri merci. Ma possiamo crearlo a Olbia, a Cocciani, nel porto industriale». Anche Mirko Idili, segretario Cisl, attacca le scelte di Regione e governo. «Cancellano le ferrovie - dice Idili -, la possibilità di rendere competitivo il nostro territorio. I tre sindacati hanno un progetto elaborato insieme. Vogliamo che la ferrovia arrivi a Cocciani. Ma che passi attraverso una nuova circonvallazione lontana dalla città. In questo modo si potrebbe garantire lo sviluppo del porto industriale senza pesare sulla città. Perché abbiamo un’idea di sviluppo che liberi il centro dai passaggi a livello. Per prima cosa è indispensabile agire subito. Dobbiamo avere il via libera per la circonvallazione prima che le aree in cui dovrebbero passare i binari vengano assegnate dal Cipnes. Per questo abbiamo chiesto un incontro al presidente che non ci ha ancora risposto». Ma il sindacato ha una soluzione anche per la città. «È indispensabile cancellare i passaggi a livello dal centro - dice Spano -. Esiste un progetto per creare un tunnel che dal Mercure arriva fino al porto romano e interri le rotaie. Il costo è faraonico e a nostro modo il progetto è impossibile da realizzare. La soluzione è elementare. Creiamo una metropolitana di superficie che consenta di collegare il centro con le periferie. Elimini i passaggi a livello e alimenti il trasporto pubblico. È già realtà in molti comuni, a Sassari e Cagliari. In questo modo si snellirebbe il traffico e si restituirebbe alla città un’area fondamentale». Anche il segretario provinciale Uil, Marco Bardini, lancia l’allarme per la fuga delle ferrovie. «Dobbiamo difendere con forza una delle infrastrutture fondamentali per lo sviluppo del territorio - dice Bardini -. Non possiamo accettare che il traffico merci su rotaia venga spostato a Porto Torres. Va incentivato lo sviluppo del traffico sui binari e non solo per le merci, ma anche per i passeggeri. Si parla tanto di continuità territoriale con la penisola, ma rischiamo di perdere anche quella interna con il resto della Sardegna. In questo modo portiamo avanti un disastro. Tagliare le ferrovie significa tagliare le possibilità di crescita della Gallura». Il progetto per una metropolitana di superficie viene sostenuto da tutti i sindacati. «Pensate - conclude Idili -, le possibilità che potrebbe offrire una metropolitana di superficie per collegare il centro con le nuove zone di espansione come l’ospedale San Raffaele. In questo modo si potrebbe spostare la ferrovia lontano dal centro e si potrebbe creare un centro intermodale a Cocciani. La Gallura manterrebbe una sua centralità nell’isola per il collegamento con la penisola».

venerdì 10 dicembre 2010

da "Il Minuto" Notizie Mediterranee (10/12/2010)

http://www.ilminuto.info/2010/12/trasporti-a-manca-pro-sindipendentzia-litalia-cancella-le-ferrovie-sarde/

Trasporti, a Manca pro s’Indipendentzia: “L’Italia cancella le ferrovie sarde”


(IlMinuto) – Cagliari, 10 dicembre – “Le ferrovie sarde vengono cancellate. L’Italia se ne va”. Così il Direttivo politico nazionale di aMpI commenta la cancellazione della voce “Sardegna” dall’aggiornamento del contratto di servizio Stato- Ferrovie 2009-2011.
“Spariti – spiega l’organizzazione della sinistra indipendentista - i fondi previsti per la velocizzazione del percorso dei treni fra San Gavino, Sassari e Olbia (607 milioni di euro). Scomparsi i circa 23 milioni previsti per il potenziamento della tratta ferroviaria Cagliari-Oristano. Spariti anche i 50 milioni destinati allo sviluppo della flotta navale che avrebbe dovuto combinare il trasporto marittimo e ferroviario”. Secondo il direttivo di a Manca pro s’Indipendentzia il taglio di queste risorse equivale al ritiro dello “stato centrale” dall’Isola.
“L’Italia – scrive aMpI – smantella i pochi servizi erogati e rimane solo sotto forma di presenza coloniale [...]. Noi pensiamo che davanti a questo trattamento il popolo sardo debba fare una scelta netta e inderogabile. O allungare con ancora più insistenza la mano con il piattino dell’elemosina o rendersi conto che è necessario rompere con l’Italia, con l’italianismo e con i partiti italiani e avviare un processo di decolonizzazione centrato su una vera e propria opera di ricostruzione nazionale”.

sabato 4 dicembre 2010

da FACEBOOK (!)


PILI : IL PIANO DELLE FERROVIE E’ INCOSTITUZIONALE
“HANNO CANCELLATO LA SARDEGNA DAL CONTRATTO DI PROGRAMMA”
Da qualche giorno negli atti parlamentari una durissima interrogazione dei deputati sardi del Pdl
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“ Non voto questo piano perché cancella la Sardegna dalla rete ferroviaria italiana, è incostituzionale, grave e lesivo della coesione nazionale”. Lo ha dichiarato il deputato sardo Mauro Pili annunciando in commissione Trasporti la decisione di contrastare in tutti i modi un piano che lede il principio costituzionale della coesione nazionale e del riequilibrio tra regioni”.
“E’ un piano illegittimo per il quale la regione dovrà ricorrere alla Corte Costituzionale perché lede una norma costituzionale ben chiara, le regioni italiane sono 20 e non 19. Non solo hanno cancellato le poche risorse che c’erano, non solo non hanno restituito il maltolto degli anni passati, ma nelle carte presentate in commissione Trasporti – sostiene Pili – hanno persino cancellato la sardegna dalla cartina geografica”.
“Quella della Rete ferroviaria Italiana è una decisione inaccettabile che va contrastata in tutti i modi. Sta passando la tesi che la posizione della regione è ancora quella scellerata e irresponsabile di Soru che aveva pensato di risolvere i problemi con qualche trenino in più. Il problema vero non sono i trenini – dice Pili – ma quello di rifare binari e reti ferroviarie adeguate sia su pendenze che rettifili. Va ripreso l’accordo di programma quadro del 2004 che si era fermato proprio per responsabilità politica di chi aveva bloccato il programma di infrastrutturazione della rete ferroviaria sarda”.
Pili poco prima del voto del piano aveva duramente attaccato in commissione l’amministratore delegato di Rfi Michele Mario Elia per un piano irrazionale, illogico e privo di qualsiasi equilibrio.
“Il piano deve essere immediatamente rimodulato altrimenti, proprio perché siete una società pubblica che opera sotto contratto statale, - ha sostenuto Pili – quel contratto va impugnato davanti alla Corte Costituzionale. Non si tratta di un discrezionale “dare in più o in meno” alla Sardegna, si tratta di darle quello che le spetta. Servono parametri certi, per riequilibrare i divari infrastrutturali e finanziari. Se non ci sarà un riequilibrio chiederò alla regione Sardegna di impugnare quel piano. La determinazione con la quale avete cancellato l’Isola da questo piano è la dimostrazione palese di come non venga garantito da questa società una gestione corretta ed equilibrata del compito affidatole. Con le buone o con le cattive questo piano dovrà essere modificato – ha concluso Pili.
Mauro Pili insieme ai colleghi Settimo Nizzi, Bruno Murgia, Carmelo Porcu e Paolo Vella ha presentato, poi, un’articolata interrogazione già da qualche giorno iscritta agli atti parlamentari.
In sintesi si riportano le questioni poste nell’interrogazione che si allega per ogni utile ulteriore informazione:
il 23 novembre 2010 RFI Rete Ferroviaria Italiana, Gruppo Ferrovie dello Stato, con il suo amministratore delegato intervenendo nella commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha presentato nel corso di un’audizione informale lo schema di aggiornamento del contratto di programma 2007-2011 per la gestione degli investimenti tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Rete Ferroviaria Italiana;
nei testi depositati alla Camera dei Deputati e nell’illustrazione proposta alla Commissione si evince che:
Rete sarda: ulteriore fase di potenziamento Cagliari – Oristano: la riduzione è pari a 23,3 milioni di euro e riguarda risorse di competenza previste in Tabella C, non impegnate con atti negoziali con terzi.
la documentazione prodotta in Commissione Trasporti della Camera da RFI prevede anche una rappresentazione grafica degli interventi futuri 2011-2015;
in tale rappresentazione grafica risulta evidente la cancellazione della Regione Sardegna non solo da gli stanziamenti ma anche dalla cartina geografica dell’Italia, dove sono illustrate tutte le regioni italiane tranne la Sardegna;
l’articolata proposta di definanziamento proposta da Rfi risulta iniqua, discriminante e viola il principio sancito dall’art.22 della legge 42/2009 relativamente alle misurazioni e compensazioni derivanti dal divario insulare;
si tratta di un’articolazione che non tiene in alcun modo conto delle precedenti attribuzioni e, soprattutto, per quanto riguarda lo stanziamento che viene cancellato per la Sardegna, si aggiunge ad una situazione gravissima già denunciata in precedente atto di sindacato ispettivo dal quale si evince che la Sardegna ha subito una sottrazione di 629.876.683 nell’ultimo periodo di programmazione;
il sistema dei trasporti in Sardegna è ancora caratterizzato da condizioni di grave disagio e deficit infrastrutturale, gestionale ed organizzativo che producono non solo una bassa qualità del servizio offerto ma costituiscono un ostacolo al decollo della crescita e dello sviluppo economico;

la necessità di un effettivo ammodernamento del sistema ferroviario della Sardegna , risulta a tutt’oggi non condivisa ed estranea alla pratica operativa, di RFI, TRENITALIA, CARGO, confermandosi una situazione di deficit d’esercizio sintetizzabile a partire dal dato, antistorico, di una velocità media (lungo la rete ferroviaria nazionale) nell’ordine dei 70 km/ora;
la dotazione regionale di infrastrutture ferroviarie, la rete di livello nazionale, gestita da RFI, é costituita da 436 km di linea (2,6% del totale nazionale) a scartamento ordinario, semplice binario e non elettrificata. Solo 16,6 km sono a doppio binario (Cagliari — Decimomannu), cui s’aggiungono circa 8 km nella nuova tratta in galleria a Bonorva.
la densità ferroviaria, indice d’accessibilità del territorio, rapporto tra estesa delle linee e superficie regionale, é di 18 metri/kmq, contro un valore medio nazionale di 55; il grado di diffusione ferroviario della Sardegna è quindi 1/3 di quello nazionale;
appare impegno inderogabile la stima del quantum da assegnarsi alla Regione a valere sul riparto nazionale (e/o sul fondo infrastrutture) delle risorse FAS 2007-2013, risorse statali riparto nazionale, da effettuarsi con la massima celerità, al fine di recuperare i divari registrati e incrementati negli anni, col concorso del Ministero dell’economia e del Ministero delle Infrastrutture, d’intesa con la Regione Autonoma della Sardegna;
I QUESITI DELL’ INTERROGAZIONE
se il governo e i Ministri competenti non ritengano di dover disporre un’immediata rimodulazione dell’aggiornamento del contratto di Programma di Rete Ferroviaria Italiana tesa a restituire alla Regione Sardegna le risorse parametrate spettantigli;
se non ritenga di dover disporre non solo la rassegnazione delle risorse che gli sono state sottratte con la proposta di aggiornamento del Contratto di programma ma a provvedere ad una assegnazione congrua del periodo di programmazione 2011/2015 dove la Sardegna risulta totalmente esclusa;
se non ritenga di dover provvedere alla definizione di parametri certi per l’attribuzione delle risorse dei contratti di programma che risultano totalmente sbilanciati su alcune regioni a scapito di altre, su tutte la regione Sardegna;
se non ritenga di dover inserire la Sardegna nelle regioni dotate di una rete ad Alta velocità capace di riequilibrare la dotazione infrastrutturale che vede sempre maggiore il divario proprio nel settore ferroviario tra l’Italia e la Sardegna;

venerdì 3 dicembre 2010

da "L'Unione Sarda" 03 dicembre 2010

«Crisi, intervenga la Regione»
Provincia e sindacati: a rischio Keller e Fonderia
VILLACIDRO. La ripresa dell'attività negli stabilimenti che garantiscono centinaia di posti di lavoro

Settore industriale sull'orlo del tracollo nel Medio Campidano. La Provincia in prima linea con i sindacati per sollecitare la Giunta Cappellacci ad aprire un tavolo anti crisi che scongiuri il temuto fallimento per la Keller e Fonderia di San Gavino. Un incontro avvenuto mercoledì presso la sede provinciale di Sanluri ha suggellato l'intesa tra le parti sociali e l'assessore provinciale al Lavoro Simona Lobina, coadiuvata dal Presidente Fulvio Tocco.
LA SITUAZIONE «Rimane fortissima - ha detto il presidente Fulvio Tocco durante l'incontro - la preoccupazione circa le reali prospettive di ripresa dell'attività per i 2 stabilimenti e le drammatiche conseguenze economiche e sociali che da una loro eventuale chiusura deriverebbero per il territorio e i lavoratori interessati». Nonostante i buoni auspici, sia nella fabbrica di carrozze ferroviarie villacidrese che nello stabilimento per la lavorazione del piombo, non si riesce a tornare al lavoro. «Per quanto riguarda la vertenza Keller - dice Gigi Marchionni della Fiom - abbiamo la necessità di conoscere le motivazioni che impediscono il rispetto dei tempi di applicazione del nuovo piano industriale. Rimane tuttora irrisolto anche il problema della soppressione del servizio di trasporto merci tramite traghetto, sino alla Penisola, da cui dipende la sussistenza della Keller. All'interno dell'azienda, inoltre, stiamo assistendo alla paradossale situazione che chi è ancora operativo non sta percependo il salario a causa del dissesto finanziario in cui versa l'azienda». Nonostante sia ufficiale lo stanziamento dei fondi del Mise e degli istituti di credito sardi non si capisce quando l'azienda potrà usufruirne.
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Pubblico per dovere d'informazione uno stralcio dell'articolo pubblicato oggi dall'Unione Sarda.
Ogni tanto si dimenticano di filtrare le notizie e dicono come stanno effettivamente le cose.

mercoledì 15 settembre 2010

Ancora sul Porto Canale


L'Unione Sarda - 15 settembre 2010 - " Basta con le liti sul porto: perderemo migliaia di posti di lavoro"
Cronaca di Cagliari - pag. 20
Basta con le liti sul porto: perderemo migliaia di posti di lavoro
La Cisl chiama la classe politica alla mobilitazione
«Se anziché risolvere i problemi del porto ci si perde in polemiche politiche o, peggio, nelle spire di una giustizia dai tempi biblici, verrebbe perduta l'ennesima occasione di creare occupazione e di riscatto delle nostre popolazioni». È uno dei passaggi dell'appello della Cisl alle forze politiche dopo la retromarcia dell'Autorità portuale sulla riduzione delle tasse di ancoraggio nel porto industriale e la polemica sorta sulla definizione della proprietà delle aree circostanti, contese tra Cacip (e gli enti locali proprietari) e il demanio. Problemi che, per la Cisl, «costituiscono due facce di una stessa medaglia».
SVILUPPO Da anni, scrivono Corrado Pani della Fit e Fabrizio Carta della Ust ci si batte «perché il porto industriale si sviluppi attraverso l'incremento dei traffici e con l'utilizzo delle aree attorno ad essa, rendendo possibili investimenti produttivi, anche attraverso la zona franca».
CONCORRENZA Secondo i due sindacalisti, il porto industriale sarebbe «stritolato da concorrenti spietati, come Malta, non soggetta alle restrizioni dell'Europa per gli aiuti di Stato, o alcuni porti africani che offrono minori costi, come Tangeri e Porto Said». Anche il porto storico langue, soffocato dalla concorrenza degli altri porti sardi e dall'assenza dell'autostrada del mare (e relative detassazioni)».
«SERVE UNA MOBILITAZIONE». Per queste ragioni la Cisl chiede «un'azione fortissima», a tutti i livelli: locale, regionale e nazionale. Per questo il sindacato chiama i sardi alla mobilitazione popolare, «perché il rischio è creare disoccupazione a partire dai 1000 lavoratori attuali».

venerdì 10 settembre 2010

Dejà Vù


Salve a Tutti!!! chiedo scusa per il lungo silenzio giustificabile solo per la mancanza di notizie concrete (le utopie le conoscete già, Savona, P.Torres ecc.) .
Mi permetto di aprire una finestra all'interno di questo blog per parlare di un altro argomento che mi sta particolarmente a cuore. Il tema di fondo è sempre inerente al titolo del blog "merci in Sardegna" ma stavolta non si tratta di ferrovie.
In passato ho gia scritto qualcosa sul porto Canale di Cagliari dopo che qualcuno aveva evidenziato la mancanza di un raccordo ferroviario tra lo scalo merci e lo stesso porto (distante in linea d'aria meno di un chilometro) ma è un altro argomento.
Oggi vorrei riportare la vostra attenzione su quanto sta accadendo al terminal container di Cagliari (il così detto Porto Canale) dopo che negli ultimi due anni sembrava, più o meno, finalmente decollato e in grado di riportare in attivo almeno quella parte di economia che fino al 2008 aveva arrancato tra casse integrazioni e miserie varie. Si tratta di 500 lavoratori tra interni ed esterni che col porto a regime riescono a portare a casa uno stipendio decente a fine mese ma che dopo gli ultimi avvenimenti vedono lo spettro della crisi presentarsi nuovamente all'ingresso del terminal.
Riassumo brevemente: ad aprile di quest'anno è stato applicato il decreto legge 194 del 2009 (convertito con la legge 25/2010) che ha previsto di ridurre le tasse di ancoraggio che le navi devono sostenere per sostare nei porti, del 90% rispetto alle tariffe applicate fino al giorno prima, rendendo così il porto di Cagliari competitivo al pari degli altri porti che si affacciano nel Mediterraneo.
Il primo settembre un articolo dell'Unione Sarda riportava la notizia secondo cui la Tesoreria dello Stato riteneva inapplicabile tale decreto ed ordinava all'Autorità Portuale il ripristino delle tasse di ancoraggio al 100% . Da qui la minaccia delle grandi compagnie di lasciare il porto di Cagliari, la immediata diminuzione degli accosti e delle movimentazioni e il rischio per centinaia di lavoratori di ripiombare nell'incubo nella crisi.
Il mio interesse per questa faccenda ha ragione di esistere non solo perchè io sono uno di quei 500 lavoratori coinvolti, ma anche perché nei primi sentori di quanto è successo, ho rivissuto le stesse impressioni di quel gennaio 2008 quando, dopo l'uscita di un articolo sull'Unione in cui Trenitalia annunciava la volontà di dismettere il traffico merci, si mise in moto quella girandola di interrogazioni, articoli, denunce e appelli vari che ci condusse al fatidico 24 luglio 2008, giorno in cui terminò il traffico ferroviario in Sardegna.
Di seguito riporto l'articolo uscito oggi su L'Unione Sarda in cui si dice che la Presidente del Consiglio Regionale ha inviato una lettera al Ministro affinché vengano riconsiderate le insostenibili tariffe per gli ancoraggi.

" TASSE PORTUALI, INTERVENGA MATTEOLI"
Cagliari. Il presidente del Consiglio regionale ha inviato una lettera al Governo
Claudia Lombardo: i costi per l'ancoraggio sono insostenibili
Per compensare la riduzione delle tariffe l'Autorità portuale aveva usato l'avanzo di bilancio. La norma era stata contestata dalla Ragioneria dello Stato, e la Regione ora chiede una modifica normativa.
La Regione Sardegna si appella al Governo per la riduzione delle tasse di ancoraggio nel porto canale di Cagliari. Il presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, ha infatti inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli e al sottosegretario Gianni Letta, per un intervento che consenta all'autorità Portuale del capoluogo sardo di ridurre gli oneri e non esclude una modifica della normativa nazionale.
IL PROBLEMA «L'intervento è necessario per salvaguardare il lavoro delle oltre 500 persone direttamente impegnate nell'attività portuale e nell'indotto», si legge nella nota. «La perdita dei posti di lavoro andrebbe ad aggravare la difficile situazione socioeconomica che la Sardegna sta vivendo». La Lombardo spiega che il decreto legge 194 del 2009 (convertito con la legge 25/2010) ha previsto di ridurre le tasse di ancoraggio con particolare riferimento all'attività di transhipment, «in un momento di grande difficoltà per i porti italiani, posti di fronte alla concorrenza dei porti degli altri Paesi, non facenti parte dell'Ue, che si affacciano sul Mediterraneo e che non prevedono analoghe imposizioni». Per far fronte a questa situazione l'Autorità portuale di Cagliari ha adottato un decreto che dà attuazione alla norma e riduce del 90%, per il 2010, le tasse di ancoraggio per le attività di transhipment. Per compensare le minori entrate l'Autorità portuale ha quindi previsto l'utilizzo del cospicuo avanzo di amministrazione consolidato al 31 dicembre 2009. «La scelta non è stata però condivisa dalla Ragioneria generale dello Stato la quale ritiene che l'interpretazione letterale della norma preveda che le minori entrate possano essere coperte solo da una diminuzione delle spese correnti o da maggiori entrate», aggiunge ancora Claudia Lombardo. «Questa interpretazione ha costretto l'Autorità a sospendere il decreto con la conseguente reintroduzione delle tasse di ancoraggio».
IL RISCHIO Tale fatto per il presidente del Consiglio regionale potrebbe comportare il preannunciato abbandono del Porto da parte dell'attuale operatore di transhipment «con una gravissima perdita in termini occupazionali». Per questo la Lombardo invita ad adottare, «tenuto conto dell'urgenza della risoluzione del problema, tutti i provvedimenti utili, non esclusa una iniziativa di modifica della normativa, per permettere all'Autorità portuale di ridurre le tasse di ancoraggio».

sabato 3 luglio 2010

da "L'Unione Sarda" 03 luglio 2010

UDIENZA DAL GUP
ACCUSE A TRENITALIA "NO ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE"

L'ex Consigliere regionale Maria Grazia Caligaris si è opposta alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Cagliari della sua denuncia per interruzione di pubblico servizio contro Trenitalia.
"Nessuno degli impegni assunti con la Regione Sardegna è stato rispettato da Trenitalia - spiega la Caligaris-, società del gruppo Ferrovie dello Stato, per garantire il traffico merci tra la Sardegna e la Penisola. I Sardi, unici in Italia, sono privi di un servizio pubblico indispensabile per un'Isola tagliata fuori dai collegamenti della rete Europea. La giunta regionale ha ora stanziato tre milioni di euro per la progettazione e realizzazione di una soluzione alternativa Portotorres-Savona che per essere operativa richiederà almeno cinque anni. Le responsabilità delle Ferrovie dello Stato sono evidenti così come i danni per l'economia dell'Isola senza trascurare l'ingente spreco di denaro pubblico".
Il Gip Roberto Cau ha fissato per il 13 luglio l'udienza per la decisione. "Non si può accettare di aggiungere al danno - conclude la Caligaris- anche la beffa. Trenitalia ha ottenuto ingenti fondi dallo Stato e dalla Regione e dopo aver venduto, lucrando, gli edifici realizzati, ha abbandonato il traffico merci isolando ancor più la Sardegna".

mercoledì 5 maggio 2010

TUTTO IL RESTO E' CHIACCHIERA!

LA SARDEGNA E' L'UNICA REGIONE D'ITALIA A NON AVERE UN TRAFFICO FERROVIARIO DELLE MERCI DAL 24 LUGLIO 2008!!! TUTTE LE MERCI IN ENTRATA E IN USCITA VIAGGIANO SU CAMION

ANONIMO ha scritto:
E gira e rigira ci sono riusciti a mettere la parola fine alla travagliata battaglia condotta per ripristinare il trasporto merci ferroviario in Sardegna, ma soprattutto a scoraggiare coloro che hanno combattuto fino alla fine, portandoli a non farsi più sentire. Complimenti cari politici della regione sarda e, in particolar modo al nostro assessore regionale on. Lorettu, che non ha capito nulla di come era impostato il trasporto merci su ferrovia in Sardegna, tirando fuori altre soluzioni che non si sa quando verranno realizzate e.... cosa ha fatto l'on.le Pili dopo la denuncia che ha fatto sui mancati interventi sulla rete sarda? Antonio, dobbiamo vergognarci di essere sardi!!!!

venerdì 9 aprile 2010

da "CIVONLINE" Quotidiano telematico dell'Etruria

RAS ha scelto i treni adatti per la Sardegna?

L’obiettivo principale dell’acquisizione di 5 treni diesel ad assetto variabile per la tratta Cagliari-Sassari è stata la riduzione di tempo dovuta all’introduzione della tecnologia ad assetto variabile che presenta un alto grado di adattabilità alle infrastrutture già esistenti, tutto ciò al miglior prezzo. Questo obiettivo è stato raggiunto? Non sembra che l’opzione di CAF sia tecnicamente meno evoluta e più dispendiosa.

Secondo alcune informazioni contrastanti, ci sono vari motivi per ritenere che RAS abbia fatto la scelta sbagliata in questa offerta per le seguenti ragioni: (i) l'offerta di CAF è èconomicamente più cara di quella di Talgo, (ii) la proposta tecnica di CAF si presenta meno completa per quanto riguarda la velocità (160 km/h contro i 200 km/h dell’opzione Talgo) così come sotto altri aspetti non meno importanti, (iii) l’attiva tecnologia ad assetto variabile usata sui treni CAF potrebbe presentare seri problemi di affidabilità sull’infrastruttura già esistente in Sardegna, mentre Talgo ha dimostrato attraverso i grandi risultati ottenuti durante il test che si è svolto nell’estate del 2008 che può ridurre del 30% circa il tempo di percorrenza. E CAF sarà veramente in grado di fornire dei treni in appena un anno e mezzo?
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Ringrazio l'anonimo lettore per la segnalazione. Non mi sono mai spiegato perchè dopo aver speso 250.000 euro per fare arrivare il Talgo in Sardegna per i test di percorrenza tra Cagliari e Sassari, la Regione senza alcuna spiegazione abbia optato poi per l'acquisto dei CAF senza averli mai nemmeno visti in fotografia.

mercoledì 24 marzo 2010

Da www.civonline.it - quotidiano telematico dell'Etruria

La Garibaldi lascia Civitavecchia
CIVITAVECCHIA - Ultimo viaggio per la nave traghetto Garibaldi, ex Ferrovie dello Stato, che tra poco prenderà il largo definitivamente lasciando il porto di Civitavecchia e, con esso, una città che per anni ha beneficiato, dal punto di vista economico e occupazionale, del traffico merci con la Sardegna. Questa mattina l’appuntamento era in Capitaneria di Porto per il cambio della bandiera, ora liberiana. Sbrigate tutte le formalità e sbarcati uomini e attrezzature varie, il rimorchiatore greco porterà via la nave, tra la delusione e l’amarezza dei lavoratori presenti e dei sindacati. «Oggi stiamo assistendo ad una pagina triste della storia della navigazione della nostra città - hanno spiegato Luciana Ceppolino ed Enrico Seri della Filt Cgil - dopo oltre 50 anni, nonostante le nostre battaglie, quello che è stato un volano per il territorio se ne è andato con la Garibaldi: con la sua ultima partenza possiamo dire chiuso il capitolo ferroviario a Civitavecchia. Dobbiamo riscontrare la scarsa sensibilità e la mancanza di interesse da parte dei nostri amministratori, se così possiamo ancora chiamarli, a questa problematica». Dello stesso avviso anche Gennaro Gallo della Uiltrasporti che ha ribadito come «con la partenza della Garibaldi se ne va - ha spiegato - l’ultima nostra speranza di mantenere in città il servizio navigazione delle Fs». Intanto, vista la dismissione ufficiale, a giorni i sindacati dovrebbero andare alla firma dell’accordo per la ricollocazione del personale: i 74 lavoratori, tra navigazione, uffici ed officina, saranno trasferiti a Messina, oppure ricollocati negli impianti di Civitavecchia, Montalto di castro, Orbetello, Trastevere, oppure accedere al fondo sociale o alla pensione. «Un percorso concordato - ha aggiunto Gallo - con il quale cerchiamo di garantire un futuro certo per questi lavoratori». Intanto si attende la convocazione del tavolo che era stato istituto mesi fa con la partecipazione di Ustica Lines, interessata a subentrare nel servizio. «Non sappiamo - spiegano i sindacati - che fine abbiano fatto le riunioni tecniche e gli incontri che si sarebbero dovuti svolgere in questo periodo».

E' ANDATA.... e ora?


Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "...da noi i treni merci deragliano!!! ":

è finita, il garibaldi ha lasciato civitavecchia.
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Non ho parole, aspetto commenti.

giovedì 18 marzo 2010

...da noi i treni merci deragliano!!!



ciao antonio tu gia sai chi sono devo comunicarti che abbiamo ricevuto una lettera dove ufficialmente martedi 23 marzo il garibaldi lascera civitavecchia.

ciao antonio ieri ho parlato con un mio amico del sindacato mi ha riferito che il 23 marzo tutto il personale sara sbarcato dal garibaldi perche ci sara il cambio bandiera poi dopo alcuni giorni lascera civitavecchia che vergogna tanto hanno fatto che ci sono riusciti, ma da voi cosa si dice?
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Carissimi Amici, da noi si dicono un sacco di cose: per esempio che la Regione avrebbe garantito la ripresa del servizio merci agli imprenditori indiani interessati a rilevare l'Equipolymer; che si sono firmati accordi con i savonesi (vedi post precedente) per iniziare la movimentazione di vagoni tra Savona e Porto Torres. Addirittura si dice che da noi i treni merci deragliano!!! viviamo nell'ignoranza generale e nonostante abbia nuovamente messo la pulce nelle orecchie di varie persone che potrebbero in qualche modo ridar fiato alle trombe, tutto tace.
A presto (spero)

lunedì 15 marzo 2010

A Savona non sanno nulla!

da Ship2Shore rivista on-line del 15-03-2010
Savona, Shangri-la dell’imprenditoria sarda
Gli ennesimi annunci della Regione isolana sull’avvio del collegamento ro-ro
dedicato alla ferrovia fra Porto Torres e la Liguria non trovano riscontro operativo.
Forse anche più di quella continentale,l’industria sarda sta patendo, ormai da diversi mesi, i devastanti effetti della crisi economica in atto. E, in periodo di campagna elettorale, sebbene sull’isola non si svolgeranno votazioni regionali (si sono tenute circa un anno fa), la corsa
ai proclami diventa uno sport molto praticato. Nella materia che ci interessa uno dei più gettonati è sicuramente quello riguardante il fantomatico collegamento Porto Torres–Savona, lanciato dai
‘proclamanti’ per rimpiazzare la linea Olbia – Civitavecchia, abbandonata dall’esercito in rotta di Trenitalia Cargo– RFI Bluvia (S2S n.3/2010).
Già diversi mesi fa, all’apice della protesta di Keller contro le Ferrovie in fuga (S2S n.41/2009), l’assessorato ai trasporti della Regione Sardegna tirò fuori dal cilindro dell’imbonimento
alcuni contatti con le istituzioni liguri per sondare la possibilità di lanciare la
nuova linea, con grancassa mediatica sulla stampa generalista e politica e senza riscontro alcuno presso operatori e specialisti. Ora la Regione, pena un’ulteriore iniezione di rabbiosi
disoccupati isolani, deve scongiurare la chiusura dello stabilimento chimico
Equipolymers di Ottana (Nuoro), favorendone la cessione alla cordata Clivati-Indorama, scettica, fra l’altro, sui limiti logistici dell’impianto. Ed ecco quindi tornare in auge la panacea
del collegamento Porto Torres – Savona:
la stampa locale nei primi giorni della settimana scorsa riportava l’annuncio, emanato dalla Regione con una nota, dell’imminente firma (giovedì 11 marzo) di una convenzione fra la Regione
stessa e l’Autorità Portuale di Olbia– Golfo Aranci per il finanziamento (3 milioni di euro) di un troncone ferroviario da realizzarsi a Porto Torres, infrastruttura simile a quella presente
a Savona per consentire l’imbarco di treni e indispensabile per avviare il collegamento ro-ro per i convogli ferroviari diretti verso lo scalo ligure. E addirittura la nota spiegava che “i treni
del PET (il polietilene tereftalato prodotto da Equipolymers, ndr) beneficeranno del ferrobonus, misura varata dal Governo per incentivare l’utilizzo della rotaia” (senza precisare che, ad oggi,
tale misura consta solamente della concessione, stabilita con il recente Decreto Milleproroghe, a partecipare a quanto residua dei fondi residui previsti dal DPR 205 del 2006).
Peccato però che nei giorni della stipula il presidente dell’Authority Paolo Piro fosse già a Miami per il Seatrade e che nessun dirigente dell’ente sapesse alcunché della convenzione e della sua
firma, se non quanto riportato dalla stampa sarda. Curioso poi il fatto che l’Autorità Portuale di Savona riporti di non avere notizie di sviluppi in materia e che un portavoce di Savona Terminal
Auto, il terminalista che segue gli imbarchi di materiale ferroviario su nave, dichiari che “dopo essere stati preliminarmente contattati per studiare la cosa, l’interesse è presto scemato e
non ne abbiamo più saputo niente”.
Ancor più strano, infine, e forse definitivamente indicativo del fatto che la linea Porto Torres - Savona sia destinata a rimanere ancora a lungo una chimera per l’industria sarda, il fatto che neppure l’ufficio stampa della Regione sia riuscito a spiegare il cortocircuito fra quanto
annunciato e quanto effettivamente ad oggi concretizzato.
Andrea Moizo

martedì 2 marzo 2010

Dal Cargo Cagliari

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post ""cordiali" saluti ai colleghi FS sardi dal contine... ":

E chi celo fa fare a protestare!
Noi siamo bene così, non facciamo
un cazzo da mattina a sera, leggiamo il giornale in santa pace,
ascoltiamo la radio a tutto volume,
saremmo anche lecchini e vipere ma del resto chi stà meglio di noi?
Tanto non ci tocca nessuno.
Poveri voi stonzi che continuate a
protestare e lavorare.
I VOSTRI COLLEGHI DI CAGLIARI.
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Ho esitato parecchio prima di decidere di mettere in evidenza questo commento.
Forse per un senso di protezione verso persone che conosco da una vita;
Persone che hanno un nome e un cognome, che ho salutato tutti i giorni e con cui ho lavorato fianco a fianco negli ultimi 20 anni.
Gigi, Tore, Sandra, Tullio, Andrea, Ignazio, Antonio, Umberto, Anna, Franco, Gianni, Efisia, Aurelia, Teresa, Marco...tutti, anche quelli di cui non ricordo più il nome, avrebbero potuto lasciare questo commento, qualcuno non si è mai messo il problema di ammettere che questa era la realtà dei fatti, altri provavano magari dell'imbarazzo ma non potevano far altro che unirsi al gregge per scomparirci dentro (una bella situazione di comodo!) Tutti comunque con uno stipendio assicurato per la vita a fronte dell'unico impegno di non alzare mai la testa per denunciare le manovre, in principio occulte, finalizzate alla chiusura del traffico merci.
Quello che hai scritto, caro anonimo, non è una cosa sconcertante. E' la pura verità! Ed è anche una cosa risaputa. Non c'è un negoziante, o un barista, o una commessa dell'Auchan o dell'OVS che non sappiano come vanno, e come sono sempre andate le cose in ferrovia. A parte il leggere il giornale o bersi un caffè, o ascoltare la radio durante gli orari di lavoro (cosa anche lecita se fatta con criterio) c'è molto di più! Una marea di ferrovieri con una doppia attività, con altre entrate quasi mai dichiarate perchè incompatibili col ruolo di dipendenti pubblici. C'è la complicità nell'aver deliberatamente mandato a puttane, col beneplacito dei sindacati, un sistema economico solido che per oltre quarant'anni è stato il volano dell'economia della Sardegna!
Certo, i segnali c'erano da molto tempo, da quando cominciarono a essere trasferiti o mandati in prepensionamento gli elementi "validi", sostituiti all'inizio con personaggi dal passato non proprio limpido; gente con problemi di alcolismo, di psicofarmaci o semplicemente inabili a svolgere altre mansioni in tutta la struttura delle FS e quindi relegati a S.Paolo dove non c'era certo bisogno di "cime" o "teste pensanti", anzi...
Forse chi ha lasciato questo commento l'ha fatto per cercare di squarciare il velo di omertà che copre il Cargo in Sardegna; forse l'ha fatto perchè lo pensa davvero ed è probabile che i suoi colleghi si risentano per le sue affermazioni che rischiano di scoperchiare il pentolone del magnacciumine in cui si sono crogiuolati per tutti questi anni ma tant'è: Ormai l'hai fatto caro anonimo e ti assicuro che il tuo commento farà il giro d'Italia e non ci sarà pace per i corrotti quando i media nazionali punteranno i riflettori sulle vere ragioni della chiusura del Cargo Merci in Sardegna.
Ringrazio ancora tutti i non-anonimi che continuano a darmi la forza per andare avanti nella battaglia contro questo sistema mafioso.
Un sentito abbraccio a Teresa che ancora una volta ha risposto per le rime allo spavaldo collega:

Teresa ha lasciato un nuovo commento sul tuo post ""cordiali" saluti ai colleghi FS sardi dal contine... ":

Non penso che tutto il cargo sia favorevole al commento dell anonimo che ci ha informato su come passano il tempo i dependenti del cargo.
Al cargo esisteranno anche persone oneste,che sicuramente voglio pensare che non tutti siano coinvolti in questa mafia:quindi chiedo con gentilezza a quei signori che lavorano nel cargomanovra,di farsi sentire,anzi penso che dovrebbero incazzarsi con il collega anonimo che li svaluta spiegando cosa fanno allo scalo e dicendo che tanto non li tocca nessuno.
Mi auguro che ci siano questi onesti signori e che stanino la serpe che gli gira intorno.
Non per far polemica,ma collega anonimo,se ti trovassi tu o i tuoi figli,domani in mezzo alla poverta improvvisa,o che tu faresti?
Non pensare che sia bello perdere il lavoro,E NON PENSARE CHE SIANO TUTTI COME TE.
Per questo torno a chiedere anche se siete pochi,quei pochi che non credo davvero siano d accordo con l anonimo cafone,di farvi sentire anche voi.
grazie.

Teresa fs ha lasciato un nuovo commento sul tuo post ""cordiali" saluti ai colleghi FS sardi dal contine... ":

Notizia,notizia:MAURO PILI è caduto dalle nuvole.
Dopo due anni ormai che il cargo merci è bloccato,lui si accorge della ruberia straordinaria e sotto gli occhi di tutti quei poveri sardi,che trenitalia rfi e company ha fatto alla sardegna.
Mega articolo oggi sul giornale dei simpaticoni,quelli che quando devono dare notizie importanti,state sicuri che le troverete solo nei trafiletti ben nascoste.torna il conto a chissachi!!!!
Antonio fai benissimo a continuare a denunciare la situazione di mafia altamente distribuita negli uffici del cargo:continua a farlo!
MEGLIO TARDI CHE MAI!!
I socialisti son di nuovo in movimento,non voglio perdere l occasione di ringraziare oltre a te anche l on.Caligaris che so che è una guerriera nelle cause giuste e che non prende alla leggera i problemi del popolo sardo.
Ho sentore che sta per scoppiare una grande mina e che finalmente chi di dovere si sta svegliando dal torpore che i media hanno voluto per non far venire allo scoperto il marcio che regna dallo scalo di Cagliari e che si protrae fino ai vertici,dove stanno muovendo i fili in fretta e furia per mettere tutto a tacere.
QUESTA VOLTA NON SUCCEDERA,SEMPRE PIU POPOLO STA CAPENDO L IMPORTANZA DEL SERVIZIO DI MERCI SU TRENO.
grazie Antonio,hai la mia solidarieta e quella di altri centomila ferrovieri che da tempo ti seguono con grande interesse.
Non arrenderti mai!
Cari saluti da Teresa fs

Grazie a te Teresa!